Non permetto a nessuno che si dica che
diciott’anni si è in un età felice
NIZAN Aden Arabia

Preadolescenza e adolescenza. Come accompagnare i nostri figli nel loro cammino per il Paese di mezzo.
L’adolescenza è uno dei cicli di vita più complessi che l’essere umano si trovi ad affrontare. E’ un periodo su cui da sempre si concentra l’attenzione e l’interesse di chi si occupa di relazioni e di essere umani. E’ un ciclo di vita in cui la persona non è più un bambino, ma non è ancora un adulto. Oscilla tra il bisogno di indipendenza e autonomia –mi trattano ancora come fossi un bambino – e il bisogno di essere ancora protetto e contenuto – provoco perchè voglio essere visto-.
E’ una fase che mette a dura prova anche i genitori, i quali sperimentano che la modalità per il bambino che era, non è più efficace e una nuova modalità educativa deve essere trovata.
Un paese di mezzo, in cui spesso i ragazzi si perdono e i genitori si sentono impotenti di fronte alle nuove richieste dei figli.
Con la metamorfosi puberale e con la nuova percezione del mondo rispetto al periodo infantile, la casa parentale non piace più, come non piacciono più il proprio padre e la propria madre. C’è il confronto con ciò che è posseduto da un altro pari. E’ la fase in cui la propria insicurezza si risolve immaginandosi nella veste di un altro, più sicuro. In casa si trascorre il meno tempo possibile, e la propria dimora è considerata alla stregua di un albergo. Come in albergo , non si deve aiutare e nemmeno ringraziare, il servizio è parte della funzione. Accettare questo tacito contratto è un errore: per i figli poiché la permanenza a casa induce frustrazioni e fantasie di fuga, per i genitori poiché promuove una reazione aggressiva, espressa dapprima in rigide proibizioni, puntualmente trasgredite e sempre più violentemente sanzionate. L’unica strategia possibile perché la casa rimanga un teatro anche per l’adolescente è che venga frequentata dai suoi amici : un centro di aggregazione alternativo e temporaneo.
Al benessere della società odierna si attribuisce spesso la responsabilità di alcuni difetti nei comportamenti giovanili.
Il ben- d’essere è una sensazione individuale, un vissuto e fa parte dei fenomeni umani non facilmente misurabile. E’ contrapposto al mal – d’essere. Questi termini se vengono applicati non ai singoli ma alla società, si prestano a molti fraintendimenti.
L’affermazione secondo cui i giovani di oggi hanno tutto sta a indicare che hanno ciò che mancava nel passato ma non tiene conto di cosa manca oggi, rispetto ai loro desideri. Il bilancio del benessere deve tener conto dei desideri. Sono sicura che molti loro desideri, anche semplici, rimangono insoddisfatti e spesso i giovani oggi, non sono più in grado di esprimere un desiderio. Il gioco dei desideri è fondamentale. Occorre educare al desiderio e sperimentare la mancanza. Imparare a desiderare. Nel mondo dei giovani di oggi l’insoddisfazione e la frustrazione sono molto presenti. Non sono gli oggetti ma il loro senso.
Il fraintendimento generazionale sugli agi porta spesso a dare ai giovani ciò che manca agli adulti, senza capire ciò di cui hanno veramente bisogno.
Spesso si danno oggetti più che affetto.

Dott.ssa Teresa Paolella